Nonna Marisa

Cari Genitori,
in conclusione di questa surreale giornata di Festa del Lavoro, mi fa molto piacere mettervi a conoscenza di una bella storia che ho saputo casualmente, leggendo una circolare della nostra scuola.
E’ una storia che comincia molti anni fa. E’ la storia di Pietro, un bambino di seconda elementare, e di sua nonna Marisa, alla quale è stata diagnosticata l’Alzheimer, una malattia tristemente degenerativa. La malattia, con passo sempre più pressante, divora la memoria e la vitalità di nonna Marisa che comincia a non riconoscere i volti delle persone più care e si piega sempre più velocemente all’incalzare del buio che l’avvolge.
Il suo nipotino, che le vuole bene, trascorre del tempo con lei. E inizialmente forse per gioco o forse cercando un canale di comunicazione con la nonna, comincia a farla partecipare ai suoi compiti.
A Pietro piace insegnare: lo fa con i suoi fratellini più piccoli e con i suoi compagni di scuola. Ogni pomeriggio va a trovare la nonna e le spiega quello che ha studiato a scuola: le chiede conto di ciò che le ha raccontato e la invita a fare insieme a lui i compiti che gli sono stati assegnati. La nonna, diligentemente, lo asseconda. E non si sottrae neanche ai dettati che lui, da bravo piccolo maestro, le chiede di eseguire insieme agli esercizi, all’aritmetica, alla grammatica, alla storia e alla geografia. Le assegna dei compiti, ogni giorno. E il giorno dopo ricontrolla tutto, e pazientemente corregge, e spiega, e rispiega.
Pietro cresce e, finite le elementari si iscrive alla scuola media. Ma continua a dedicare il suo prezioso tempo alla nonna malata che, nel frattempo, si sta adeguando alle cresciute difficoltà degli studi. E’ tempo di provare a scrivere qualcosa di più impegnativo e di studiare la letteratura italiana, e la matematica, e la storia. E nonna Marisa esegue coscienziosamente quello che il suo maestro le chiede.
E lei, nella sua memoria nebbiosa in cui anche le identità dei familiari hanno perso i contorni, riconosce sempre e prontamente suo nipote: Pietro è per lei un punto di riferimento nitido e solido che lei attende quotidianamente perché – lei sicuramente lo percepisce – lui le instilla l’antidoto alla sua malattia, quell’alito salvifico di cui lei non può fare a meno per rimanere a galla, per rimanere viva.
Nonna Marisa, forse inconsapevolmente, si aggrappa con tutte le sue forze a questo cibo vitale che le somministra il nipote. E aspetta con trepidazione quelle lezioni che sono la sua resilienza, la sua coraggiosa opposizione alla malattia.
Se ne sono accorti anche i medici, che assistono con molto interesse a questa cura dagli effetti benefici inequivocabili: la malattia, infatti, da subito aveva dichiarato la sua gravità, e le sue conseguenze nefaste già galoppavano senza dare speranze.
L’attenzione dei medici verso il caso di nonna Marisa e di suo nipote diventa oggetto di studio. La neurologa che ha in cura la nonna segue attentamente l’evolversi della situazione, constatando il decorso rallentato della patologia e la nuova vitalità e l’entusiasmo insospettabile che la sua anziana paziente oppone alla malattia. Ne parla ai colleghi del suo dipartimento, all’Università, e affida a due specializzandi una tesi sul caso e sul potere terapeutico delle lezioni di Pietro con nonna Marisa.
Pietro, quest’anno scolastico, si è iscritto al liceo Tasso. E ha “iscritto” anche la nonna, che ha cominciato lo studio del latino, e del greco e della matematica…
Nonna Marisa ha ben più di ottant’anni, ma studia con metodo e passione.Neanche la quarantena ha fermato l’amore di Pietro per lei, giacché lei ha imparato ad usare il tablet e non manca di connettersi col nipote per le sue videolezioni quotidiane.
Questa storia è stata segnalata dalla neurologa e dai suoi colleghi all’attenzione della Presidenza della Repubblica che il 22 aprile scorso ha insignito Pietro Bartoloni dell’attestato di Alfiere della Repubblica, onorificenza che annualmente viene assegnata a ragazzi italiani altamente meritevoli.
A Pietro Bartoloni, classe 1D del Liceo Tasso, all’allieva nonna Marisa, ai suoi genitori e alla sua famiglia vadano i nostri più sentiti complimenti.
E un ringraziamento speciale a Pietro perché con la sua forza d’animo, con i suoi amorevoli e limpidi sentimenti, ha dato anche a noi un’importante lezione di vita.


Elisabetta Pugliese

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