Nonna Claudia

cara Nonna Paola,
leggo i giornali e vedo la televisione, ascolto la radio e mi informo sui vari social dei miei adorati nipoti, insomma credo proprio di non poter essere giudicata come una vecchietta che non vuole sapere o capire quello che sta succedendo. Ma un pensiero mi perseguita, e un interrogativo: perché moriamo solo noi over? E perché così tanti in Lombardia? Mi creda signora, nonostante abbia letto e seguito tutto quello che è stato scritto e raccontato, beh, non ci capisco più nulla.
Claudia


Cara Claudia, brava, bravissima ad usare i social! Quando tutto questo sarà finito ci resterà l’eredità di saper usare mezzi che fino a ieri, a molti over erano preclusi: internet, i social, YouTube, e comunicare via WhatsApp o Skype, con un notevole risparmio sia in termini economici che di impegno. Insomma potremo tutti noi dire che l’Italia ha finalmente compiuto il salto tecnologico che da anni aspettavamo. Dobbiamo riuscire a vedere almeno qualche lato positivo in questa tragedia! Invece per tentare rispondere alla sua domanda mi consenta di fare una piccola digressione e tornare indietro nel tempo, all’estate del 2003, quando un’ondata di caldo anomala si abbatté su tutta Europa, arrivando, nella vicina Francia alla mostruosa temperatura di 44 gradi. La situazione provocò moltissimi morti tra le persone anziane, ma le differenze fra Francia e Italia, pur così vicine e simili, furono enormi: la maggior parte dei vecchi deceduti oltralpe infatti restarono abbandonati(letteralmente nessuno rivendicò le salme): un comportamento motivato dal fatto che soltanto in Italia e in Giappone (non a caso le due nazioni più anziane al mondo), i genitori rimangono e quindi muoiono in famiglia. Questo, se da una parte può aver favorito la diffusione dell’epidemia, dall’altra ci rende orgogliosi della nostra tenuta sociale e del fatto che da noi l’istituto familiare è e resta il primo elemento di coesione. Siamo fieri di amare i nostri genitori e di non abbandonarli. E’ chiaro che potrebbe essere solo una delle ragioni di così tante perdite, ma credo che dovremo rifletterci su; per ciò che riguarda la Lombardia, ebbene con franchezza ammetto di non avere né risposte né ipotesi a riguardo. Rispetto per esempio al Veneto (che ha un sistema sanitario simile e molti meno ammalati in percentuale) forse varrebbe la pena di ragionare ascoltando il professor Licata, già primario anestesista a Padova, che la scorsa settimana raccontava durante la mia trasmissione”la sfida del Federalismo Solidale” su radioRai Gr Parlamento, come in realtà in Veneto l’organizzazione dei ricoveri non era in affanno.
Un saluto affettuoso, cara, e STIA A CASA!


Sua
Nonna Paola

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